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Verbale
della Giuria designata dal Rettore
dell'Università di Pisa Prof. Pasquali: |
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La Giuria ha deciso di premiare il Professor Giacomo
Corna Pellegrini dell’Università degli Studi di
La sua opera estremamente ampia spazia su vari
argomenti di geografia urbana e sociale, dell’ambiente e del territorio, non
solo su scala italiana ma anche su scala mondiale.
Sarebbe troppo lungo ricordare per intero la
bibliografia di Giacomo Corna Pellegrini, ricca di oltre 50 volumi e di
centinaia di articoli scientifici; nelle sue opere la Giuria ha soprattutto
apprezzato le qualità dell’autore di coniugare la capacità di razionalità
dello scienziato con il richiamo costante ai valori dell’uomo secondo una
« filosofia geografica » al servizio della difesa dell’ambiente in
funzione non soltanto dell’ecosistema, ma anche dell’umanità che di esso è
parte integrante e fondamentale, con tutte le responsabilità che da ciò
derivano.
Questa linea di pensiero è stata felicemente
corroborata dalla sua continua esplorazione del mondo: un geografo che nell’età
contemporanea antepone sempre la realtà concreta e l’esperienza diretta dei
luoghi alla loro virtualità e alla loro percezione mediata e travisata dai
media contemporanei.
Va altresì segnalato l’elevato grado di
partecipazione del Professor Giacomo Corna Pellegrini alla vita accademica, sia
ricoprendo cariche istituzionali di prestigio, dalla presidenza della Facoltà
di Lettere e Filosofia dell’Università Statale di
L’insieme di queste non comuni qualità umane e
scientifiche giustificano l’alto riconoscimento che, attraverso il Premio
Internazionale Galileo Galilei dei Rotary Club Italiani la Giuria
internazionale, ha voluto attribuire all'unanimità al professor Giacomo Corna
Pellegrini.
Pisa, 11 ottobre 2008
DISCORSO DEL VINCITORE DEL PREMIO GALILEI PER LA SCIENZA 2008 PROF. GIACOMO CORNA PELLEGRINI
Ringrazio i Rotay Club
d’Italia per aver istituito, con l’Università degli Studi di Pisa, il
Premio internazionale Galileo Galilei per le scienze naturali, quest’anno 2008
dedicato alle scienze geografiche, e ringrazio la Giuria, in particolare ognuno
dei suoi Componenti, per aver proposto di assegnarlo alla mia persona.
Ricevere oggi questo
Premio è per me motivo di grande emozione ed onore. Mi piace però testimoniare
che molti altri Geografi italiani, fisici e umanisti, nonché molti Insegnanti
di Geografia delle Scuole italiane, meriterebbero premio analogo, per il loro
impegno costante, attraverso la ricerca scientifica e la didattica, alla
diffusione di una consapevolezza del rapporto degli uomini con il proprio
ambiente: da conoscere, capire e rispettare, soprattutto al progredire ormai
spesso frenetico della vita umana sul pianeta Terra.
Interpreto dunque questa
scelta della Giuria specialmente come attenzione e consenso a quel tipo di
lettura del nostro mondo, ormai condivisa a livello internazionale dalla maggior
parte dei geografi, che non si limita, come per lungo tempo era stato, ad una
corretta esplorazione e descrizione dei territori e degli abitanti, ma si
impegna sempre, nella misura del possibile, anche ad una loro interpretazione e
spiegazione.
Vorrei, in questa preziosa
occasione, ricordare infatti come la Geografia, così intesa, sia per ogni uomo
una grande risorsa per vivere e uno strumento significativo per capire la realtà;
infine anche un congegno intellettuale e meta-politico importante per la
coesistenza delle persone e dei popoli, nel rispetto reciproco e nella pace.
Geografia e filosofia sono
le scienze e le sapienze più antiche del mondo: nate insieme, hanno vissuto
congiuntamente, non soltanto nella Grecia antica, ma anche nell’era moderna.
Ad esempio, Emanuele Kant è stato, come è noto, anche uno dei più grandi
geografi del suo tempo.
È impossibile leggere
il mondo (da geografi) senza tutte quelle attenzioni che il filosofo pone nella
sua ricerca sul senso stesso della vita. Infatti, pure nel geografo, è dal
dubbio, dalla difficoltà di capire i popoli più vari, i più diversi paesaggi
naturali e antropici che nasce il gusto della ricerca.
Qualunque uomo, quando
ancora è infante, cerca qualche cosa al suo esterno con cui confrontarsi.
Comincia con il seno materno, che è la meraviglia dei primi momenti della vita,
il riscontro che vi è qualche cosa di importante e bellissimo fuori da sé.
Continua poi, per tutta la vita, la progressiva appropriazione del mondo
esterno, che proprio anche la ricerca geografica può esprimere e realizzare,
per gran parte.
Alla geografia, come ad
ogni cognizione umana, non è possibile ovviamente conoscere tutto, descrivere e
capire tutto: di un territorio preso in esame o addirittura del mondo intero.
Almeno si può però tentare di capire le atmosfere di uno specifico luogo, così come si cerca di coglierle
nell’intenso racconto di un viaggio, che percorra quel territorio. Questo
è Geografia: descrivere e
cercare di capire cosa è un luogo e
come gli uomini si sentono in esso: in Patagonia, oppure in Cina, ovvero
nella ricchezza di una città americana o nella povertà di una bidonville
africana.
La prima cosa che chiunque
si chiede, allorché viva in un territorio o viaggi in Paesi lontani, è
necessariamente: Qui, dove sono? La
collocazione di ogni luogo sul pianeta Terra è sempre fondamentale, perché
ogni singolo luogo è diverso dagli altri per posizione, morfologia e paesaggio
climatico. Poi del luogo si cerca il nome, oppure gli
si dà un nome. Non a caso la geografia è spesso dunque identificata con la
cartografia e con la toponomastica.
La localizzazione del territorio e la attribuzione
di un nome ai luoghi che lo connotano sono, però, soltanto il punto
di partenza di ogni riflessione geografica.
Nella vera
geografia vi è molto di più: la
spiegazione (o almeno il tentativo di spiegazione) della realtà che essa
descrive. In questo sta la sua ricchezza, il patrimonio che da sempre ha
offerto agli uomini.
Galileo Galilei vedeva che
i monti lunari proiettavano ombre diverse, a seconda delle varie ore della
notte. Capì così che la Luna non era luminosa di suo, ma riceveva luce dal
Sole, come la Terra. Era dunque quest’ultima che, insieme alla Luna, girava
attorno al Sole e non viceversa. Galileo
non si era limitato a guardare la Luna e a descriverla; aveva interpretato ciò
che vedeva, aveva cercato di capire e di spiegare ciò che aveva osservato,
e aveva fornito addirittura una prima chiave per la comprensione
dell’Universo.
Manzoni non si ferma però
alla descrizione di quelle realtà, ma dice subito qualcosa dell’animo di Don
Abbondio, quali sentimenti si esprimono nel suo sguardo, nel modo di tenere il
messale, nel modo di camminare. Quando poi incontra i Bravi, anche allora essi
non sono soltanto descritti per quello che appaiono, ma anche per quello che
c’è dietro la loro storia. Manzoni, proprio come un geografo professionale,
utilizza addirittura il cambio di scala
per rappresentare la realtà e interpretarla; usa scale
diverse per descrivere e poi spiegare ciò che racconta.
La
Geografia è questo: il tentativo di esprimere,
rappresentare, descrivere il mondo a
vari livelli, ma soprattutto di interpretarlo, spiegarlo,
per quanto possibile, esattamente come ogni altra scienza cerca di fare per
gli oggetti che le competono.
Poiché gli ambiziosi (ma
inevitabili) oggetti della ricerca
geografica sono il territorio, i suoi abitanti e il mondo intero, essi
risultano particolarmente complessi; le loro spiegazioni non possono dunque mai
derivare da esclusivo sapere geografico, ma anche da tanti altri saperi, cui i
geografi ricorrono di continuo. Non per niente la geografia è così legata alla
storia, nonché a molte altre scienze e tecniche, che aiutano a trovare il senso
di quanto la descrizione geografica propone.
La messa a fuoco, la
curiosità, l'interesse di conoscere uno specifico territorio è il primo
momento di ogni lettura geografica. Il
secondo è una rappresentazione sintetica delle sue caratteristiche materiali e
funzionali, sia in forma cartografica, sia mediante una descrizione fatta di
parole, cifre, immagini. Infine è fondamentale una spiegazione (o decodifica)
di quella sintetica immagine territoriale, per fornire le ragioni d'essere delle
sue principali componenti fisiche e umane, la loro origine e causa, insomma il perché esse si presentano con quelle caratteristiche che oggi
osserviamo, peculiari e diverse da quelle di qualunque altro territorio o
ambiente umano del mondo.
Tutte
le cose si tengono, nella realtà, l’una con l’altra. A queste continue
e complesse connessioni fa appello la ricerca geografica, per spiegare ciò
che, di volta in volta, è chiamata a descrivere. Pagine di Thich Nhat Hanh,
monaco buddista vietnamita, muovendo da tutt’altro punto di vista, ricordano la
connessione profonda che vi è sempre: tra sé e tutti gli altri, tra ogni cosa
e tutte le altre dell’ Universo, addirittura tra
Quella connessione,
continuamente ricercata dalla geografia (e dalla filosofia), giustifica e spiega
anche il rispetto per ogni alterità da noi stessi, ogni diverso da noi. La
riflessione geografica (come quella filosofica) è dunque una delle strade per
giungere all’indispensabile gradino della conoscenza che precede il rispetto
per l’altro da sè.
La realtà viene infatti
percepita in modo diverso da ogni uomo. Non vi è dunque una sola geografia, ma tante, diverse letture del mondo
quanti sono coloro che lo percepiscono. Descrizioni e spiegazioni
geografiche, nel rispetto per la varietà percettiva del reale, da parte di
singoli uomini e di gruppi umani diversi, sono ormai presenti in gran parte
della ricerca geografica mondiale, pur ancorata alle realtà visibili e
misurabili.
La conoscenza in se stessa
è fenomeno progressivo, e lo è anche quella geografica: del territorio in cui
si vive e degli uomini che lo vivono, nonché di qualunque altro territorio. Da
principio è un approccio diretto, poi quella conoscenza è sempre più mediata
dagli insegnamenti di chi ha già avuto cognizione di quell’ambiente; ma anche
da altre fonti: libri di scuola, cartelli stradali, giornali, mass
media, Internet. Esiste un completo arsenale di strumenti per rendere
possibile una migliore conoscenza del proprio ambiente e di qualunque altro
ambiente.
Rendersi conto dei climi e
della morfologia dei territori in cui gli uomini abitano o hanno abitato apre
alla comprensione delle modalità del loro muoversi, vestire, alimentarsi.
Conoscere quali tracce principali abbia lasciato su quei territori la storia del
passato, aiuta a capire le eredità di cui i loro abitanti sono portatori. I
caratteri demografici, economici e politici delle rispettive comunità sono
altri elementi essenziali per giungere a capire la qualità della loro vita e
paragonarla con la propria.
Questi elementi sono anche
indispensabili per organizzare ragionevoli interventi sul territorio, evitandone
stravolgimenti e salvaguardando i suoi valori essenziali. La geografia
applicata alla politica territoriale e alla programmazione può precedere
infatti quegli interventi, offre indispensabili
valutazioni di impatto ambientale; dopo che l’intervento si sia concluso
aiuta a valutarne conseguenze ed evoluzione. Una migliore attenzione geografica
al territorio avrebbe evitato molti disastri ambientali nel mondo.
Avvicinarsi alla varietà
del pianeta Terra e a quella, forse ancora maggiore, dei suoi abitanti è una
sorta di bisogno innato e irresistibile per la maggior parte degli uomini.
Quello sforzo di conoscenza non è pero soltanto una ricerca di emozioni. È
anche un bisogno di propria crescita
interiore, attraverso una migliore
comprensione del mondo esterno.
E’ un bisogno di
rassicurazione psicologica, per agire al proprio esterno potendone valutare i
caratteri essenziali, le diversità climatiche, morfologiche o culturali, i
confini invalicabili, la ricchezza di risorse materiali e umane, i pericoli. Si
viaggia per conoscere il mondo, ma anche per conoscere se stessi. Per la stessa
ragione ha senso avvicinarsi alla geografia del mondo.
Costruire e rinnovare di
continuo la conoscenza degli uomini e del territorio in cui viviamo nonché di
quello in cui vive l'Umanità tutta è, in definitiva, anche un atto di simpatia
(forse perfino d'amore) verso noi stessi. Lo è anche verso i nostri compagni di
strada, nella straordinaria avventura della vita umana, che ci accomuna sul
pianeta Terra.