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Osservazioni sulle proposte di insegnamento della storia della scuola di base, di Onorato Grassi

Mi permetto di inviare alcune osservazioni relative alle proposte di insegnamento della storia nella scuola di base, anche per le evidenti conseguenze che esse potrebbero avere per il ciclo successivo.

1) Anzitutto ritengo importante il superamento della mera ripetizione nell'insegnamento di contenuti storici. Tuttavia, tale superamento non può eliminare la ricorsività della trattazione, che consente l'acquisizione di conoscenze sempre più approfondite ed è fondamentale per la formazione di una coscienza storica adeguata.

2) La trattazione della storia generale unicamente nei 4 o 5 anni che vanno dal VI o VI della scuola di base al II del secondario presenta inoltre una serie di controindicazioni:

a) La trattazione avviene a un livello troppo elementare &endash; per sua natura estremamente sintetico e riassuntivo -, soprattutto per la storia antica e medievale, proposte in un'età in cui non si può certo apprezzare la valenza metodologica della storiografia relativa.

b) Il patrimonio di conoscenze storiche comune all'italiano medio verrà sostanzialmente impoverito, perché privato di quelle conoscenze di storia antica e medievale che sono di essenziale importanza ai fini della presa di coscienza della propria identità culturale e del rispetto del patrimonio storico italiano e europeo.

c) La conoscenza della storia moderna e contemporanea verrebbe ritardata ai 14/15 anni, lasciando fino ad allora gli studenti nell'ignoranza del mondo in cui vivono e, per altro verso, precludendo loro l'acquisizione di strumenti critici e di analisi di fatti e fenomeni storici di cui sono venuti a conoscenza per via diversa da quella scolastica (giornali, televisioni, internet ecc.).

d) Il III e IV anno del ciclo primario risultano esclusi dallo studio della storia, in senso "diacronico", e sono destinati ad un approccio generale alla dimensione spazio-temporale, quando invece l'esperienza mostra quanto vivace possa essere l'interesse dei giovanissimi per la storia in senso stretto (grandi civiltà, personaggi e avvenimenti significativi), purché si rispettino le modalità psicologiche adeguate.

e) La sovrapposizione del curriculum di storia ai due cicli &endash; la scuola di base terminerebbe senza aver compiuto l'intero percorso, quella secondaria ne presupporrebbe una parte rilevante &endash; pone evidenti problemi di insegnamento e di organizzazione, per cui è più che probabile che la progressività venga pregiudicata dalla discontinuità didattica e metodologica e qualche problema sia posto circa la definizione delle scansioni dei due cicli.

 

3) La proposta di 2 cicli di storia generale, coincidenti con i cicli scolastici, non sembra aver ricevuto critiche sufficientemente argomentate per essere rifiutata. Per la scuola di base, il ciclo riguarderebbe gli anni dal II al VII.

 

4) Nell'elaborazione dei programmi di storia per la scuola di base, sarebbe opportuno, vista l'importanza dell'argomento, considerare due elementi:

a) i programmi della scuola secondaria (non solo quello di storia, ma anche delle altre "materie")

b) il consenso della comunità scientifica (che tuttora non risulta adeguatamente informata delle proposte in via di approvazione).